Sono nato sportivamente nel 1993 per colpa di mia moglie.Lei voleva a tutti i costi la Mountain Bike io no, avevo la moto e non ci pensavo minimamente a faticare in bici.
Mia moglie ha mollato dopo pochi mesi ed io invece mi sono sentito attratto da questa nuova sfida con me stesso.
Ricordo ancora il mio primo obiettivo: andare fino al luogo di lavoro e la sera tornare a casa,ben 11 km per tratta. Allora mi sembrava una cosa al limite dello sforzo umano.
E’ stata un evolversi fino al 2006 quando mi è stata trovata un’ernia cervicale(ora ne ho tre...). L’ernia è la cosa peggiore che possa capitare ad un ciclista perch
é é ovvio che la postura del collo sia molto forzata. A causa di questa sono stato fermo tutto il 2007. I dottori mi avevano raccomandato di non fare mai più di 2 ore di bici. Visto che due ore non mi bastavano nel 2008 mi sono comperato una bici reclinata con la quale ho pedalato 2 anni cambiando poi altri 2 modelli di cui uno costruito su mio disegno. In quel periodo ho iniziato a conoscere le lunghe distanze. Facevo più volte all’anno il tratto casa/Liguria/casa percorrendo sempre strade diverse e iniziando a pedalare anche di notte. Percorrevo circa 400/500 km senza soste significative ma anche senza la fretta a cui ero abituato frequentando il mondo delle corse in linea e negli ultimi anni nelle Gran Fondo.
Avevo però ancora l’animo del corridore che guarda solo il cronometro e alla fine del 2010 ho venduto la bici reclinata e sono tornato “affamato di cronometro” alle Granfondo.
Nel 2011 ho toccato il mio picco agonistico partecipando a 22 Granfondo in un anno e ottenendo i migliori risultati cronometrici di tutta la mia carriera.
La parte agonistica è comunque finita verso agosto.
A settembre ho iniziato a frequentare il mondo delle Randonneè(disciplina dove l’importante e arrivare al fondo senza minimamente guardare il tempo, se non il tempo massimo che però è sempre molto ampio).La particolarità e la difficoltà di questa tipologia di gare sta nel fatto che i percorsi più corti sono di 200 km, percorsi snobbati dai veri randonneurs che preferiscono le gare dai 400 km in su.
Nel 2012 il mio obiettivo e stato quello di entrare nella nazionale Italiana Randonneurs, obiettivo raggiunto infine a settembre 2012.
Per la ricerca dell’obiettivo 2013 ho sentito parlare di una disciplina chiamata Triathlon e ascoltando la radio ho sentito parlare dell’Ironman, diciamo che ne sono subito rimasto folgorato dalla pazzia della cosa. Il resto della storia è cosa nota.
Quando parlo del “mio” sport non posso farlo senza che chi legge di me sappia almeno una piccola parte della mia storia sportiva.
Ho vissuto tantissime avventure con le mie compagne (ho cambiato 12 bici!).
Con loro ho riso tanto ho sofferto altrettanto e alle volte ho pianto.
Ricordo che più di una volta dopo litigi con mia moglie prendevo la bici e tra le lacrime pedalavo, così senza meta e lo facevo per ore, poi mi calmavo riuscivo a ragionare e tutte le volte tornavo a casa e ritrovavo mia moglie che mi regalava un sorriso.
Una mia frase ricorrente e “Della vita quello che amo di più è la famiglia, bici comprese!”
Forse chi non ha mai vissuto una vita sportiva fatica a capire come si possa mettere sullo stesso piano la propria famiglia con la propria passione,che nel mio caso è la bici, ma lo sport è una valvola di sfogo oltre che un metodo per far funzionare al meglio “la macchina uomo”.
Ho il ricordo di parecchie volte che per prendere una decisione importante io ho preso la bici e vagato a vuoto per ore.
Mi piace tantissimo viaggiare per ore da solo.
Più di una persona mi chiede se non sia da matti pedalare così tante ore da solo e io rispondo sempre: “Non sono mai solo, sono con me stesso”.
Io parlo, ragiono, soffro e godo delle bellezze che pedalando scorrono ai lati della strada.
Nel 2012, quando mi allenavo per prendere la maglia della Nazionale Italiana, ho fatto parecchi giri lunghi. Il più delle volte lo facevo uscendo dal lavoro il venerdì (faccio i turni e parlo quindi dei venerdì quando uscivo alle 14.00).
In uno di questi ricordo che dovevo scalare due montagne, la prima non la conoscevo per niente la seconda e la salita del Colle del Lys che conosco metro per metro.
All’inizio della prima salita ho sentito i tuoni arrivare dalla punta della montagna. Ero terrorizzato perché erano circa le 21.00 (era maggio/giugno/non ricordo esattamente) e iniziava a fare buio. Non potevo affrontare la salita, ma soprattutto la discesa, con la strada bagnata; allora come spesso faccio ho iniziato a parlare con Dio e gli ho detto che se mi faceva fare salita e discesa da asciutto non mi sarei lamentato se per salita e la discesa successiva (il Lys che come detto conosco benissimo) mi fossi bagnato.
Non so quanti fulmini ho visto quella notte e quanti tuoni ho sentito, così non li ho mai più né visti né sentiti.
Salendo, nella penombra, ho anche visto un branco di Cerbiatti che mi guardavano stupiti. Allora, nonostante tuoni e fulmini ho fatto tutta la salita e circa il 90% della discesa asciutta, solo dopo si è scatenato un temporale che non dimenticherò mai più. Non vedevo dov’ero! Lo sapevo solo perché conosco benissimo la strada.
Arrivato a 10 km da casa ho telefonato a mia moglie per chiederle di venirmi ad aprire il garage, perché nonostante fossi nella stagione estiva avevo le mani congelate.
Quando sono arrivato a casa, erano circa le 24.00, ho trovato in garage mia moglie sorridente darmi del pazzo… ma ormai é abituata e sa che sono cosi.
Queste sono solo una piccolissima parte delle mie avventure e delle mie sensazioni.
Perché lo faccio? Per quella sensazione di insicurezza che mi assale quando faccio una cosa più grande di me.
Quella paura di aver fatto il passo più lungo della gamba. Purtroppo a forza di alzare l’asticella è ora arrivata ad altezze importanti. Ogni anno diventa più difficile. Altra cosa che adoro è che con il tempo conosco sempre persone nuove alcune insopportabili, ma la maggior parte mi piacciono. Per esempio un bellissimo ricordo di questa stagione è stato il mio arrivo all’olimpico di Pietra Ligure quando i nuovi compagni del TriTeam mi hanno aspettato al traguardo e dato il cinque! E’ stato molto emozionante.
Spero di non aver annoiato. Ho preso spunto per raccontare di me.
Ecco questo sono io, semplicemente Flavio.